Plicometria: come misurare le pliche e quale formula usare

Punti di repere, tecnica di misura e formule: tutto quello che serve per passare dai millimetri del plicometro a una percentuale di massa grassa affidabile, con un esempio svolto.

Blog · 15 ottobre 2026 · 7 min di lettura

1. Che cos'è la plicometria e quando preferirla

La plicometria misura con un plicometro lo spessore di una doppia piega di cute e tessuto adiposo sottocutaneo in punti standardizzati del corpo. Dalla somma delle pliche, con un'equazione predittiva, si stima la densità corporea; dalla densità si ricava la percentuale di massa grassa.

Rispetto alla bioimpedenziometria (BIA) ha due vantaggi pratici: lo strumento costa poco ed è trasportabile, e il risultato non dipende dallo stato di idratazione del paziente. Per questo è molto usata in ambito sportivo e quando non è possibile garantire le condizioni standard richieste dalla BIA.

  • Preferiscila per monitorare il grasso sottocutaneo nel tempo, anche sito per sito, per esempio in atleti o pazienti normopeso e lievemente sovrappeso.
  • È utile quando il paziente arriva in condizioni di idratazione variabili (dopo un allenamento, in fase di ritenzione, in giorni diversi del ciclo).
  • È meno indicata nell'obesità importante: le pliche diventano difficili da sollevare e possono superare l'apertura del plicometro.

2. La tecnica di misura

La precisione della plicometria dipende soprattutto da chi misura. Poche regole, applicate sempre allo stesso modo, fanno la differenza.

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    Lato del corpo

    Per convenzione si misura sul lato destro, con il paziente in piedi e i muscoli rilassati. Scegli una convenzione e non cambiarla tra una visita e l'altra.

  2. 2

    Individua e segna il punto

    Trova il punto di repere con il metro e segnalo con una matita dermografica: misurare a occhio è la prima fonte di errore.

  3. 3

    Solleva la plica

    Afferra cute e sottocutaneo tra pollice e indice circa 1 cm sopra il punto segnato, nella direzione prevista per quel sito, staccandoli dal muscolo sottostante.

  4. 4

    Applica il plicometro

    Posiziona le branche perpendicolari alla plica, sul punto segnato, continuando a tenere la plica con l'altra mano.

  5. 5

    Leggi dopo 1–2 secondi

    Rilascia la leva e leggi il valore dopo 1–2 secondi: aspettando di più il tessuto si comprime e il valore scende.

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    Ripeti 2–3 volte

    Misura ogni sito 2–3 volte, a rotazione tra i siti e non consecutivamente. Se due letture differiscono di più di 1–2 mm, ripeti; usa la media o la mediana delle letture coerenti.

3. I punti di repere delle pliche

Questi sono gli otto siti usati dalle equazioni più diffuse, con la descrizione più comune. I protocolli differiscono in alcuni dettagli (soprattutto per pettorale e soprailiaca): scegline uno e applicalo sempre uguale.

  • Pettorale: plica diagonale, sulla linea tra ascella e capezzolo; nell'uomo a metà distanza, nella donna a circa un terzo dalla piega ascellare.
  • Ascellare media: sulla linea ascellare media, all'altezza del processo xifoideo dello sterno; plica verticale o orizzontale secondo il protocollo.
  • Tricipitale: plica verticale sulla faccia posteriore del braccio, a metà tra acromion e olecrano, con il braccio disteso lungo il fianco.
  • Bicipitale: plica verticale sulla faccia anteriore del braccio, alla stessa altezza della tricipitale.
  • Sottoscapolare: plica diagonale (circa 45°, verso il basso e l'esterno), 1–2 cm sotto l'angolo inferiore della scapola.
  • Addominale: plica verticale circa 2 cm a lato dell'ombelico.
  • Soprailiaca: plica diagonale subito sopra la cresta iliaca, seguendo l'andamento naturale della cresta.
  • Coscia: plica verticale sulla faccia anteriore, a metà tra la piega inguinale e il bordo superiore della rotula, con il peso spostato sull'altra gamba.

4. Le formule: Jackson-Pollock e Durnin-Womersley

Ogni equazione stima la densità corporea (D) dalla somma delle pliche (S, in mm) e dall'età (in anni). Conviene usare la più completa che i siti misurati permettono.

Jackson-Pollock 7 pliche (pettorale, ascellare media, tricipitale, sottoscapolare, addominale, soprailiaca, coscia):

  • Uomo: D = 1,112 − 0,00043499 × S + 0,00000055 × S² − 0,00028826 × età
  • Donna: D = 1,097 − 0,00046971 × S + 0,00000056 × S² − 0,00012828 × età

Jackson-Pollock 3 pliche, con siti diversi per sesso (uomo: pettorale, addominale, coscia; donna: tricipitale, soprailiaca, coscia):

  • Uomo: D = 1,10938 − 0,0008267 × S + 0,0000016 × S² − 0,0002574 × età
  • Donna: D = 1,0994921 − 0,0009929 × S + 0,0000023 × S² − 0,0001392 × età

Durnin-Womersley 4 pliche (bicipitale, tricipitale, sottoscapolare, soprailiaca): D = c − m × log10(S), con coefficienti che cambiano per sesso e fascia d'età.

  • Uomo: fino a 19 anni c = 1,162, m = 0,063; 20–29 anni c = 1,1631, m = 0,0632; 30–39 anni c = 1,1422, m = 0,0544; 40–49 anni c = 1,162, m = 0,07; 50 anni e oltre c = 1,1715, m = 0,0779.
  • Donna: fino a 19 anni c = 1,1549, m = 0,0678; 20–29 anni c = 1,1599, m = 0,0717; 30–39 anni c = 1,1423, m = 0,0632; 40–49 anni c = 1,1333, m = 0,0612; 50 anni e oltre c = 1,1339, m = 0,0645.

Dalla densità si passa alla percentuale di massa grassa con l'equazione di Siri: % massa grassa = 495 / D − 450.

Le equazioni sono state sviluppate su popolazioni specifiche. Più che il valore assoluto, conta usare sempre la stessa formula per lo stesso paziente: cambiare equazione tra due visite può spostare il risultato di qualche punto senza che la composizione corporea sia cambiata.

5. Un esempio svolto

Paziente donna, 36 anni, 65 kg. Pliche misurate: tricipitale 20 mm, soprailiaca 20 mm, coscia 30 mm. Si usa Jackson-Pollock 3 pliche per la donna.

  1. 1

    Somma delle pliche

    S = 20 + 20 + 30 = 70 mm, quindi S² = 4900

  2. 2

    Densità corporea

    D = 1,0994921 − 0,0009929 × 70 + 0,0000023 × 4900 − 0,0001392 × 36 = 1,0994921 − 0,069503 + 0,01127 − 0,0050112 ≈ 1,0362

  3. 3

    Percentuale di massa grassa (Siri)

    495 / 1,0362 − 450 ≈ 477,7 − 450 ≈ 27,7%

  4. 4

    Massa grassa in kg

    65 × 27,7 / 100 ≈ 18,0 kg

  5. 5

    Massa magra in kg

    65 − 18,0 = 47,0 kg

Nei controlli successivi, i chilogrammi dicono più della percentuale: se il peso scende di 3 kg e la massa magra resta intorno a 47 kg, la perdita è quasi tutta massa grassa.

6. Errori tipici e limiti

  • Variabilità tra operatori: due professionisti sullo stesso paziente possono ottenere valori diversi. Per confrontare le visite, misura sempre tu o lo stesso collega.
  • Strumento: plicometri diversi esercitano pressioni diverse. Usa sempre lo stesso plicometro e verificane periodicamente la taratura.
  • Punto sbagliato di pochi centimetri: lo spessore della plica cambia sensibilmente. Segna sempre il sito prima di misurare.
  • Plica presa male: se si afferra anche il muscolo, il valore aumenta; se la presa è troppo superficiale, diminuisce.
  • Lettura troppo tardiva: oltre i 2 secondi il tessuto adiposo si comprime e la plica risulta più sottile.
  • Soggetti con obesità importante: pliche difficili da sollevare o oltre la scala dello strumento. In questi casi circonferenze e BIA sono spesso più pratiche.
  • Il grasso viscerale non si misura: la plicometria valuta solo il sottocutaneo e stima il resto tramite l'equazione.

A differenza della BIA, l'idratazione del paziente non influisce in modo rilevante sulla lettura: è uno dei motivi per cui le due tecniche si integrano bene.

E NutriMi Bene?

In NutriMi Bene inserisci le pliche in millimetri nella misurazione del paziente e il software sceglie la formula più completa disponibile (Jackson-Pollock 7, poi Jackson-Pollock 3, poi Durnin-Womersley), calcolando la percentuale di massa grassa con Siri. Il pannello Composizione corporea mostra BMI, massa grassa e massa magra in kg, rapporto vita/fianchi e vita/altezza, e i grafici nel tempo affiancano plicometria e BIA.

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